Pubblico sul blog questa mail ricevuta sugli scontri di Piazza Navona durante la manifestazione contro la legge 133. Dopo quanto avvenuto ieri alla rai credo che ormai sia indubitabile che il potere abbia definitivamente getteto la maschera e svelato chiaramente la sua natura. Questo è un momento in cui tutti coloro i quali credono almeno nella dignità dell'uomo devono assumersi in prima persona delle responsabilità. E' necessario uscire dalle nostre sacche di stanca e dorata quotidianeità, e contribuire a fermare questi maiali. E il momento in cui è indispensabile fare uno sforzo in più.
Fascisti e polizia:
sta girando il video della testimonianza di Maltese ma è il caso anche
di dare un occhiata a Indymedia Roma
http://roma.indymedia.org/
http://it.youtube.com/watch?v=ZqVr1l9fOdA&feature=related
Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos
La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE
AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con glianni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il
mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione
degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti
da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi
minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di
Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati,paonazzi.
Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra.
Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente
ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo,
menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o
quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.
Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni,
spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori.
Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del
Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i
trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla
quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo
paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un
gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e
dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla
polizia!" dicono le professoresse.
Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il
funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei
studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E
ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla:
"Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate
il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che
fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del
drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32
anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti.
C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di
destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".
Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il
taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di
Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere,
Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare
passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La
professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è
angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno
chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno
dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi
seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un
battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro,pacifico,
finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi
della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se,
dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non
ci avrei mai creduto".
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta
uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un
anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea,
in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che
feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento
con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti
devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono
delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della
polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e
mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i
docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".
È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli
altri,negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare,
esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di
polizia,indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma
vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di
essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da
giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del
poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".
Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro:
"Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si
va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice
questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e
aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il
finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti
dellaSapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si
dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla
piazza.
Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le
saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.
Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di
scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai
sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di
sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano
riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti
s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le
braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente,
Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una
manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si
ritrae.
A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini
con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino
zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di
un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica
che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello
più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi,
domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le
lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a
rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose
concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo
giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino.
È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".
(30 ottobre 2008)
giorgio
mercoledì 5 novembre 2008
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6 commenti:
con molta amerezza, e dopo giorni di volontaria attesa, mi accingo a commentare brevemente uno scritto che avrebbe dovuto suscitare in noi tutti quantomeno qualche domanda. in che paese stiamo vivendo? che idea abbiamo del sociale e dei meccanismi di gestione del sociale? conosciamo la parola educazione civica? sono tutte cose che mi sto continuando a chiedere in questi giorni e pure è difficile dare una risposta, o forse è talmente amara che non voglio ascoltarla mentre la mia voce la esterna....siamo forse sordi alle prepotenze di regime che stiamo vivendo, forse talmente drogati dai media, o dell'individualismo neo liberista che sembra che ogni cosa ci scivoli addosso senza suscitare reazione in noi.
eppure il problema riguarda la nostra libertà di espressione e soprattutto di vita concreta oramai, quello che stiamo vivendo è regime ce ne vogliamo rendere conto, ci svegliamo dai fumi delle droghe, dell'alcool, dalle nostre belle feste dimentica tutto, e dall'egocentrismo della nostra gloria individuale per ritornare a confrontarci e sviluppare soluzioni pratiche a ciò che ci toglie dignità e libertà concreta come gruppo sociale!
proprio in questi giorni ripercorro le pagine di "REGIME" (Travaglio-Gomez)interessante libro sulla storie delle censure avvenute e delle bugie propinateci nell'ultimo decennio del susseguirsi delle faziosisità delle politiche berlusconiane, concreta realizzazione del meraviglioso progetto della P2, e continuo ad essere sconcertato dall'atteggiamento di chi lo subisce tale regime, che pur continuandosi a lamentare e a rimugginare ire solipistiche contro l'oppressore, non riesce ad unirsi concretamente e creare delle alternative.
domani non c'è futuro per noi, non ci salverà la giornata lavorativa di 12 ore di regime, ne la casa di regime, ne i bisogni indotti di regime, partiamo da atteggiamenti concreti, ritorniamo a confrontarci, ritorniamo a fare politica, nel senso vero, etico....
questo blog, non vorrei mai fosse il solo canale, ma intanto può essere uno dei tasselli, allora frequentiamolo!...
Lo so la verità è dura da digerire ma sfortunatamente è così!
Penso che col tempo si va sempre più verso l'annulamento dei rapporto umani, e soprattutto quel che è peggio all'annullamento della propria personalità.
In cuor nostro sappiamo che le cose non vanno bene, ma spesso, troppo spesso vedo gente che preferisce risolvere i problemi ricorrendo all'alcool, all droghe.
Lo so può sembrare un discorso retorico ma a mio modesto parere mi sembra quasi che qualcosa stia collassando all'interno, il volto della gente è sempre più cupo, meno sorridente.
Il problema è che bisognerebbe fermarsi a riflettere, ma nell'era della velocità, dove c'è la corsa a chi fa più in fretta, rallentare può sembrarti una soluzione?
E' normale che poi tutto ci scivola addosso, perchè ogniuno è preoccupato per se stesso, perchè la logica che prevale è di tipo individualista, ma sono convinto che è la strada che porterà al declino il genere umano, ghettizzandolo sempre più fino al collasso.
Soluzioni?
Ci sarebbe da discutere per ore, e francamente non so cosa sia la cosa migliore, sicuramente però bisogna creare un sistema tale per cui si riesca ad abbattere il muo dell'isolamento.
io vorrei proporre un argomento di discussione che in questo periodo sta occupando moltissimo spazio nei pensieri e nelle discussioni di chi, come me, milita all'interno di questo spazio sociale. La questione è questa: da qualche mese, per autofinanziare i vari progetti interni,e per coprire le spese neccessarie alla sopravivenza del lazzaretto, si stanno organizzando un casino di eventi musical/discotecar a base di musica tecno,drum and bass, goa ecc. ecc. in breve tutti quei generi che prevedono l'uso di sostanze sballose. Ciò che in primis balza agli occhi in queste feste, è che è che tantissima gente se ne sbatte dello spazio che calpesta e, consumando sfrontatamente le sostanze al suo interno, espone il centro sociale a un elevatissimo rischio, anche perchè queste serate sono particolarmente amate dalla sbirraglia in borghese. e poi, stare appresso agli sfigati che spacciano, comporta un dispendio di energie inennarrabile e un accumulo di tensione immane per chi, si fa il culo per lo spazio senza guadagnarci nulla. Quindi molti di noi, sono dell'avviso che queste serate all'interno dei centri sociali non dovrebbero trovare spazio in quanto, nel loro svolgersi si sviluppa una socialità relativa a causa delle fattanze varie: la fauna umana comprende una gamma infinita di generi e spesso anche tipi poco piacevoli, sono faticosissime e ,a volte, anche pericolose da gestire ecc....ecc....ecc....volevo sentire un pò in giro cosa ne pensa la gente che le frequenta, e anche cosa ne pensa chi frequenta gli spazi per altri motivi...'ste cazzo di serate si devono fare o no????
nell'altra assemblea di gestione del lazzaretto abbiamo già deciso di smettere con le feste tekno, d'n'b, goa, perché crediamo che non valga la pena far vivere questo spazio (queste feste portano molti soldi al lazzaretto) facendo arricchire gli spacciatori e incuriosire gli sbirri.
meglio fare serate più tranquille, con un po' di lavoro in più i soldi si alzano lo stesso, e si riesce a portare avanti i progetti.
....certo, meglio continuare a vendere birra e alccool vari arricchendo i monopoli che poi finanziano le guerre....gia...ma quelle sono lontane da noi e le loro immagini non offendono la nostra occidentalissima sensibilità.....
"il vino puoi prenderlo da un contadino che lo fa con le sue mani.
l' mdma non puoi andare a comprarlo dall'erborista"
citazioni a parte, un discorso antiproibizionista e di presa di consapevolezza sarebbe più onesto di un discorso di chiusura totale sulle sostanze.
dalle esperienze che abbiamo avuto abbiamo imparato che se certe serate sono organizzate da gruppi che da anni portano avanti questo discorso, non portano alcun problema al lazzaretto.
ci sono dei problemi se invece le serate sono organizzate solo ed esclusivamente per fare discoteca per autofinanziamento e da gente che si limita a suonare e a dirsi contraria all'uso indiscriminato di sostanze, ma poi nei fatti non propone un'alternativa.
inoltre, si può provare ad essere il più critici possibile verso lo stato in cui si vive, ad appoggiarlo il meno possibile, ma già il viverci dentro contribuisce -in misura variabile- a tenerlo in piedi.
questo per dire che -a mio avviso- se gli ideali non fanno i conti con le contraddizioni, rimangono argomenti per buoni romanzi.
abbiamo già dato abbastanza da leggere ai nostri amici in divisa, meglio se ne parliamo ancora, ma al lazzaretto.
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