mercoledì 19 novembre 2008
musica libera o di regime??
Ancoa una volta cerchiamo in questa strana citta' ,di ordire un trama d libera espressine.Con EPPUR SI MUOVE sicuramente colpiamo l'obiettivo. In un silenzio ssordante si ode un discreto bisbiglio.Libera la musica,al LAZZARETTO,grazie ai tanti musicisti che interverranno.
giovedì 13 novembre 2008
verdetto prevedibile,paese vergognoso..
genova 19-22 luglio 2001,sette anni di attesa,sette lunghi anni per sentirsi leggere un verdetto che assolve tutti o quasi dei 29 indagati per le torture fatte in quei giorni da parte di quegli squadroni indemoniati.Un morto,60 feriti gravi,93 arrestati migliaia di persone spaventate,stordite dai lacrimogeni orticanti,oggi hanno ricevuto l'ultimo colpo sventrante poichè giustizia non è stata fatta,tutti i vertici,i mandanti delle torture sono stati assolti perche il "fatto non sussiste".Io in quei giorni ero presente,ero presente durante il corteo dei migranti,ho ballato e cantato con le migliaia di persone che manifestavano pacificamente contro un vertice assurdo di poche teste di cazzo che si arrogano il diritto di decidere le sorti del mondo, ero presente quando il secondo giorno sono iniziate gli assurdi pestaggi che travolgevano chiunque si muovesse,respirasse,ho guardato bene negli occhi molti di quegli sbirri indemoniati,incattiviti,ho vissuto l'inferno e con me decine di migliaia di altri compagni e compagne. oggi il verdetto e' : ASSOLTI PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE. Assurdo,tutto cio e' veramente assurdo. Stiamo vivendo un'italia in grande crisi,un paese schiavizzato da un regime che ormai non si preoccupa nemmeno di mascherarsi da democrazia, però qualcosa si sta muovendo, la gente sta scendendo nelle piazze,scendono le mamme dei bambini in eta' scolare,gli studenti,i precari,i lavoratori,ci sono scioperi ogni settimana,partecipiamo numerosi,scendiamo nelle piazze nonostante il vergognioso verdetto di oggi sui fatti di genova,non abbiamo paura,facciamoci sentire,cantando,sventolando striscioni oppure semplicemente facendo numero,ma andiamoci,andiamo nelle piazze e gridiamo il nostro dissenzo.
mercoledì 5 novembre 2008
cosa aspettiamo ancora?
Pubblico sul blog questa mail ricevuta sugli scontri di Piazza Navona durante la manifestazione contro la legge 133. Dopo quanto avvenuto ieri alla rai credo che ormai sia indubitabile che il potere abbia definitivamente getteto la maschera e svelato chiaramente la sua natura. Questo è un momento in cui tutti coloro i quali credono almeno nella dignità dell'uomo devono assumersi in prima persona delle responsabilità. E' necessario uscire dalle nostre sacche di stanca e dorata quotidianeità, e contribuire a fermare questi maiali. E il momento in cui è indispensabile fare uno sforzo in più.
Fascisti e polizia:
sta girando il video della testimonianza di Maltese ma è il caso anche
di dare un occhiata a Indymedia Roma
http://roma.indymedia.org/
http://it.youtube.com/watch?v=ZqVr1l9fOdA&feature=related
Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos
La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE
AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con glianni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il
mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione
degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti
da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi
minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di
Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati,paonazzi.
Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra.
Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente
ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo,
menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o
quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.
Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni,
spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori.
Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del
Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i
trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla
quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo
paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un
gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e
dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla
polizia!" dicono le professoresse.
Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il
funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei
studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E
ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla:
"Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate
il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che
fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del
drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32
anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti.
C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di
destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".
Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il
taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di
Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere,
Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare
passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La
professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è
angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno
chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno
dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi
seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un
battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro,pacifico,
finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi
della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se,
dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non
ci avrei mai creduto".
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta
uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un
anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea,
in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che
feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento
con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti
devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono
delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della
polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e
mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i
docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".
È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli
altri,negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare,
esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di
polizia,indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma
vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di
essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da
giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del
poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".
Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro:
"Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si
va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice
questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e
aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il
finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti
dellaSapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si
dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla
piazza.
Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le
saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.
Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di
scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai
sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di
sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano
riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti
s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le
braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente,
Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una
manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si
ritrae.
A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini
con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino
zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di
un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica
che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello
più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi,
domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le
lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a
rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose
concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo
giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino.
È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".
(30 ottobre 2008)
giorgio
Fascisti e polizia:
sta girando il video della testimonianza di Maltese ma è il caso anche
di dare un occhiata a Indymedia Roma
http://roma.indymedia.org/
http://it.youtube.com/watch?v=ZqVr1l9fOdA&feature=related
Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos
La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE
AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con glianni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il
mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione
degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti
da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi
minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di
Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati,paonazzi.
Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra.
Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente
ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo,
menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o
quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.
Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni,
spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori.
Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del
Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i
trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla
quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo
paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un
gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e
dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla
polizia!" dicono le professoresse.
Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il
funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei
studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E
ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla:
"Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate
il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che
fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del
drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32
anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti.
C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di
destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".
Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il
taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di
Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere,
Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare
passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La
professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è
angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno
chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno
dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi
seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un
battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro,pacifico,
finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi
della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se,
dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non
ci avrei mai creduto".
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta
uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un
anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea,
in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che
feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento
con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti
devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono
delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della
polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e
mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i
docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".
È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli
altri,negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare,
esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di
polizia,indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma
vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di
essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da
giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del
poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".
Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro:
"Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si
va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice
questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e
aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il
finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti
dellaSapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si
dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla
piazza.
Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le
saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.
Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di
scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai
sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di
sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano
riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti
s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le
braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente,
Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una
manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si
ritrae.
A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini
con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino
zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di
un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica
che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello
più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi,
domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le
lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a
rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose
concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo
giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino.
È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".
(30 ottobre 2008)
giorgio
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